In breve
- Il lavoro più importante si fa prima del rilascio: inventario delle pagine e mappa dei reindirizzamenti.
- Ogni vecchio indirizzo va reindirizzato alla nuova pagina più pertinente, non alla homepage.
- Il giorno del rilascio si controllano reindirizzamenti, robots.txt, sitemap e tracciamento.
- Il monitoraggio dura settimane e comprende anche l’accesso dei crawler degli assistenti AI.
Quando serve questa checklist
Si parla di migrazione ogni volta che cambiano gli indirizzi delle pagine, anche solo in parte:
- Cambio di dominio, per un nuovo marchio o l’accorpamento di più siti;
- Cambio di piattaforma, per esempio da WordPress a Shopify o da Magento a una piattaforma proprietaria;
- Nuova architettura, con categorie riorganizzate, sezioni accorpate o contenuti eliminati;
- Passaggio a HTTPS o cambio della struttura degli indirizzi;
- Accorpamento di sottodomini nel dominio principale.
Più cose cambiano insieme, più alto è il rischio. Se puoi, separa i cambiamenti: prima la piattaforma, poi i contenuti.
Fase 1: preparazione
Da iniziare settimane prima del rilascio, idealmente quando si progetta il nuovo sito.
- Raccogli tutti gli indirizzi da più fonti: scansione del sito, sitemap, Google Search Console, Google Analytics, pagine con collegamenti esterni e, se disponibili, log del server.
- Per ogni indirizzo annota clic, visite, conversioni e collegamenti esterni: ti servono per decidere le priorità e per il confronto dopo il rilascio.
- Salva una fotografia dei risultati: posizioni e clic delle pagine principali, rapporti di Google Search Console, dati strutturati presenti.
- Prepara la mappa dei reindirizzamenti: ogni vecchio indirizzo collegato alla nuova pagina più pertinente.
- Decidi cosa fare delle pagine eliminate: reindirizzarle a una pagina equivalente oppure restituire 410 se non hanno un sostituto.
- Verifica che nel nuovo sito restino titoli, descrizioni e testi delle pagine che oggi portano traffico.
- Prepara un piano di ritorno: chi decide, e come, se qualcosa va storto il giorno del rilascio.
Fase 2: ambiente di prova
- L’ambiente di prova deve essere protetto da password o con noindex, per non finire nei risultati di Google.
- Prova tutti i reindirizzamenti della mappa: devono rispondere con 301, in un solo passaggio, verso pagine che rispondono 200.
- Controlla canonical, hreflang e dati strutturati su ogni modello di pagina.
- Verifica i collegamenti interni: devono puntare ai nuovi indirizzi, non ai vecchi.
- Controlla che i contenuti siano presenti nell’ HTML e non solo dopo il caricamento del JavaScript.
- Misura velocità e Core Web Vitals dei modelli principali: un sito più lento perde visibilità e conversioni.
- Prepara il file robots.txt del nuovo sito e verifica che non blocchi i crawler di Google e degli assistenti AI.
- Prepara le nuove sitemap e il tracciamento di Google Analytics, compresi gli eventi di conversione.
Fase 3: il giorno del rilascio
- Attiva i reindirizzamenti e provane un campione subito dopo il rilascio, comprese le pagine più importanti.
- Togli password e noindex dell’ambiente di prova e verifica che il robots.txt sia quello giusto.
- Invia le nuove sitemap in Google Search Console.
- Per un cambio di dominio usa lo strumento Cambio di indirizzo di Google Search Console.
- Verifica che Google Analytics registri visite e conversioni.
- Fai una scansione completa del nuovo sito per trovare errori 404, catene di reindirizzamenti e pagine senza canonical.
Fase 4: le prime 48 ore
- Controlla ogni giorno gli errori 404 e 5xx nei log del server e in Google Search Console.
- Verifica che Googlebot stia scansionando i nuovi indirizzi e seguendo i reindirizzamenti.
- Confronta visite e conversioni con gli stessi giorni della settimana precedente.
- Correggi subito i reindirizzamenti mancanti che emergono dai dati.
Fase 5: le settimane successive
- Segui l’ indicizzazione dei nuovi indirizzi in Google Search Console, settimana per settimana.
- Confronta clic, visite e fatturato delle pagine principali con la fotografia salvata prima del rilascio.
- Controlla le visite dagli assistenti AI in Google Analytics e verifica che continuino a citare il sito.
- Aggiorna i collegamenti esterni più importanti, chiedendo ai siti che ti citano di puntare ai nuovi indirizzi.
- Mantieni i reindirizzamenti il più a lungo possibile, e comunque almeno per un anno.
Un calo nelle prime settimane è frequente, soprattutto con un cambio di dominio. Se dopo un mese il traffico delle pagine principali è ancora molto sotto il livello di partenza, c’è un problema da cercare: di solito reindirizzamenti mancanti, contenuti tolti o pagine più lente.
Chi fa cosa
| Attività | Chi se ne occupa |
|---|---|
| Inventario delle pagine e mappa dei reindirizzamenti | SEO, con chi conosce i contenuti |
| Implementazione dei reindirizzamenti | Sviluppo |
| Controlli nell’ambiente di prova | SEO e sviluppo |
| Tracciamento e conversioni | Marketing o analisi dei dati |
| Sitemap e Cambio di indirizzo in Google Search Console | SEO |
| Monitoraggio delle settimane successive | SEO, con aggiornamenti al team |
La GEO nella migrazione
Una migrazione cambia anche il modo in cui gli assistenti AI vedono il tuo sito. Per non perdere le citazioni:
- Mantieni coerenti nome, descrizione e dati strutturati dell’azienda e dei prodotti;
- Verifica che firewall e robots.txt del nuovo sito non blocchino i crawler degli assistenti, come OAI-SearchBot di OpenAI o PerplexityBot;
- Annota prima del rilascio cosa rispondono gli assistenti alle domande più importanti per il tuo mercato e ripeti la verifica dopo qualche settimana.
Gli errori più frequenti
- Reindirizzare tutto alla homepage: Google tratta questi reindirizzamenti come pagine non trovate e il valore delle vecchie pagine si perde.
- Eliminare contenuti che portavano traffico perché nessuno li aveva inventariati.
- Dimenticare il noindex dell’ambiente di prova sul sito pubblicato.
- Catene di reindirizzamenti accumulate da migrazioni precedenti.
- Piattaforma nuova più lenta della vecchia.
- Tracciamento non verificato, che rende impossibile capire cosa è successo.
Un esempio: Metagame
Nella migrazione di Metagame il trasferimento sul nuovo dominio è stato l’occasione per riorganizzare i contenuti sulle ricerche dei giocatori, invece di copiare la vecchia struttura. Tra marzo e settembre 2026 i clic da Google sui due domini sono passati da 5.585 a 35.053 al mese, e le visite da ChatGPT da 11 a 534. Con una mappatura accurata e i controlli prima del rilascio, una migrazione può diventare un’occasione di crescita.
Ho seguito con lo stesso metodo anche la migrazione del negozio di Tsunami Nutrition, con oltre 3.000 prodotti, e lo spostamento della libreria di Youcanprint, con oltre 85.000 opere. Se stai preparando una migrazione, trovi il mio metodo nella pagina della migrazione SEO.
Domande frequenti
Quanto dura il calo di traffico dopo una migrazione?
Con una migrazione ben preparata il calo, se c’è, dura di solito poche settimane. Se dopo un mese le pagine principali sono ancora molto sotto i valori di partenza, va cercata la causa: reindirizzamenti mancanti, contenuti tolti o pagine più lente.
Per quanto tempo vanno mantenuti i reindirizzamenti?
Il più a lungo possibile, e comunque almeno un anno. I collegamenti esterni e i segnalibri continuano a puntare ai vecchi indirizzi anche dopo che Google ha aggiornato il suo indice.
Quando si usa lo strumento Cambio di indirizzo?
Quando cambia il dominio, per esempio da un vecchio marchio a uno nuovo. Non serve per il cambio di piattaforma o di struttura sullo stesso dominio.
Posso migrare e rifare i contenuti nello stesso momento?
Si può, ma aumenta il rischio e rende difficile capire la causa di un calo. Se possibile, prima si migra mantenendo i contenuti, poi si interviene sui testi con i dati del nuovo sito.